Noopept: intervista ad una scienzata

Questo articolo è tratto da un podcast di smartdrugsmart.com, un podcast su neuroscienze e potenziamento cognitivo.

La dottoressa Rita Ostrovskaya, esperta mondiale e co-creatrice del Noopept, si è unita a noi per fare luce su questo nootropo moderno. Ci parlerà della storia di questo composto, sottolineandone la scarsa tossicità e la sua mancanza di effetti collaterali.

Intervista

Rita Ostrovskaya: Io sono una degli inventori della molecola.

Jesse: Già.

Rita Ostrovskaya: Sarai interessato a capire la storia dietro il Noopept, giusto?

Jesse: Certo, vorrei ascoltare.

Rita Ostrovskaya: La storia è la seguente – conoscerai sicuramente il piracetam, è corretto?

Jesse: Sì.

Rita Ostrovskaya: Il piracetam è stato inventato da uno dei nostri scienziati che ha lavorato alla UCB, in Belgio. Ha ottenuto una sostanza che era in grado di migliorare la memoria in situazioni di disturbo, come la convulsione elettrica e l’ipossia – e quindi l’ha proposta alle cliniche. Oggi molte persone non apprezzano questa medicina. Perché? Il punto è che ha molti svantaggi; funziona solo ad alte dosi, 12 grammi al giorno. È una dose molto alta, e in alcune persone non è molto benefica. Quindi, io lavoravo all’Istituto di Farmacologia sovietico. Un’istituzione antica e tradizionalista. Ho lavorato lì per oltre 50 anni. Puoi immaginare quanto sia vecchia. Ho 82 anni, e sono una persona molto, molto, molto attiva. Ho un sacco di amicizie, di studenti, e così via. Ma andiamo all’inizio e alla storia del noopept.

Jesse: Infatti.

Rita Ostrovskaya: Nel nostro istituto avevamo un grande dipartimento di chimica. I nostri scienziati decisero di sperimentare con il piracetam per migliorarlo, proprio a causa della sua scarsa attività a bassi dosaggi. Ovunque nel mondo ci sono tanti chimici che provano a migliorare il piracetam osservandone la molecola. Ma i nostri scienziati hanno approcciato il problema in una maniera differente. Si sono spostati sui peptidi. I peptidi sono catene di aminoacidi e sebbene abbiano tante proprietà positive, anch’essi hanno degli svantaggi. Ad esempio non hanno una stabilità biologica, a causa degli enzimi, che li percepiscono come sostanze praticamente endogene (ed è positivo, perché mancano virtualmente di tossicità) e li metabolizzano. Quindi, per esclusione, si è deciso di conservare peptidi più corti, con 10 o 100 aminoacidi. Ma prendendo due peptidi soli – i cosidetti dipeptidi– la situazione varia, perché sono molto stabili e possono penetrare nel cervello.

Come dovresti immaginare, è difficile scegliere quali amioacidi scegliere per formare il dipeptide. Così i nostri chimici hanno trovato una soluzione ingegnosa: hanno preso due aminoacidi – prolina e glicina – e li hanno combinati in maniera tale da formare una molecola simile al piracetam. In questa maniera abbiamo ottenuto una sostanza analoga al piracetam, che funziona molto meglio. Per esempio, il piracetam funziona in dosi pari a 20mg/kg, mentre la nostra sostanza a 1mg/kg. Già da questo puoi comprendere la differenza quantitativa, ed oltre a questa c’è una differenza quantitativa, perché il noopept può agire meglio in un’ampia gamma di patologie. Abbiamo eseguito tanti test, alcuni su modelli di trauma, ischemia, danni pre-natali. In ognuno di questi modelli il noopept ha avuto degli ottimi benefici. E non è tossico, perché è una sostanza non molto differente dai due originali aminoacidi. E questo è il vero inizio della scoperta del noopept, parliamo del 1995.

Jesse: Con una tossicità così bassa, c’è qualche effetto collaterale sul quale è consigliabile avvertire gli utenti?

Rita Ostrovskaya: Non ancora. Viene utilizzato da molti anni ormai e non sono riscontrati effetti collaterali seri, tranne pochi casi. Durante la prima prova clinica alcune persone hanno descritto di sentirsi nervose e ansiose. Persone che avevano l’ipertiroidismo accusavano una pressione sanguigna poco più alta con il noopept. Può darsi fosse un effetto psicosomatico.

Jesse: Una delle cose che ho letto è che il noopept può essere utile anche per il diabete.

Rita Ostrovskaya: Sì, ti dirò; il punto è oggi è più chiaro come avvengano danni cerebrali di diversi origini. L’eccessiva formazione di radicali liberi sull’acido glutammico e dentro altri aminoacidi, l’accumulo di calcio o le citokine infiammatorie, tutti questi meccanismi sono coinvolti in vari tipi di danno cerebrale. Questo significa che, per esempio il piracetam è una sostanza debole, ma agisce in differenti patologie cerebrali. Quindi se la sostanza aiuta con il recupero cognitivo durante un trauma può aiutare anche con l’ictus, senza escludere chi soffre di epilessia.

Nel caso del diabete, le cellule beta del pancreas sono danneggiate e non viene più prodotta insulina. Il punto cruciale è che le cellule beta vengono originate in maniera simile ai neuroni. In questa maniera mi viene da pensare che si possano usare sostanze neuroprotettive anche per trattare il diabete. Ma questi sono dati sperimentali, non clinici. Non c’è ancora la possibilità per effettuare test clinici perché è costoso, ma abbiamo tanti modelli di diabete trattati con successo grazie al noopept e ad altre sostanze neuroprotettive. Siamo ancora nel processo, ma avrai visto le nostre pubblicazioni.

Jesse: Molto interessante, quindi i benefici neuroprotettivi possono trasferirsi, anche se in scala, al pancreas?

Rita Ostrovskaya: Non possiamo ancora saperlo perché nessuno l’ha studiato. Una scienziata, Suzanne de La Monte ha proposto l’idea che l’Alzheimer possa essere trattato come il diabete del cervello. Non è un’idea diffusa, ma ne stiamo assistendo alla gestazione.

Jesse: Una cosa che ho letto del noopept è che non causa tolleranza, come se si potesse perfettamente integrare al funzionamento dell’organismo.

Rita Ostrovskaya: No, non c’è tolleranza. Noi consigliamo alle persone di assumerlo per tre mesi e fare tre pause da un mese all’anno. Come profilassi, non come terapia.

Jesse: Qual’è la dose minima consigliata per un adulto?

Rita Ostrovskaya: Tre pasticche – da 10mg.

Jesse: Viene metabolizzato in fretta se viene assunto tre volte al giorno.

Rita Ostrovskaya: Sì, esatto, un punto molto importante visto che i peptidi vengono metabolizzati in fretta.

Jesse: Ci sono altri studi in corso? Cosa ti aspetti di vedere dalla tua invenzione?

Rita Ostrovskaya: Sì, ci sono altri studi al momento. Posso dirti che assumo Noopept da molti anni, e sono molto attiva. Credo sia dovuto soprattuto al fatto che mi tengo mentalmente attiva ed ho molti interessi. Lavoro all’istituto, mangio il giusto e dormo il necessario. Cinque ore e poi torno vicino al computer.

 

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